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Corioretinopatia Sierosa Centrale

La Corioretinopatia Sierosa Centrale è una malattia della retina e della coroide caratterizzata da un distacco sieroso idiopatico (senza causa nota) della retina della macula o del polo posteriore per diffusione di fluido proveniente dalla coroide nello spazio tra coroide e retina (sottoretinico) attraverso un difetto dell’epitelio pigmentato.

Epidemiologia – Fattori di rischio
La Corioretinopatia Sierosa Centrale è la maculopatia più frequente nel giovane non diabetico e non miope. Colpisce prevalentemente il maschio adulto (25-40 anni), particolarmente attivo, di atteggiamento competitivo, facilmente soggetto a stress; la razza nera e le donne sono interessate con minore frequenza, queste ultime in età più avanzata. Costituiscono fattori di rischio condizioni che comportino un aumento del cortisolo sanguigno come gravidanza, sindrome di Cushing, lupus eritematoso sistemico, emodialisi, trapianto di organi, le condizione di ipercortisolismo endogeno e l’assunzione di corticosteroidi.

Sintomatologia
L’esordio è solitamente subdolo e monolaterale, sebbene nell’occhio controlaterale si possano riscontrare lesioni asintomatiche. Il paziente riferisce visione appannata e distorta, spesso torbida per macchia più o meno scura centrale e colori sbiaditi. L’acuità visiva è variabile: per lo più nelle forme acute è superiore ai 5/10 e migliora con lenti positive, ma può essere molto bassa nelle recidive o nelle forme croniche. Il motivo per cui la vista diminuisce è dovuto al fatto che il siero si accumula proprio sotto la retina e la sua persistenza induce un progressivo danno ai fotorecettori.

Caratteristiche cliniche
All’esame del fondo oculare si osserva un sollevamento sieroso della retina neurosensoriale della macula talora associato ad alterazioni dell’epitelio pigmentato.

Esami diagnostici
L’OCT è una tecnica diagnostica non invasiva utile nell’individuare e monitorare in modo obiettivo, misurabile e ripetibile il sollevamento retinico maculare del paziente durante l’evoluzione della Corioretinopatia Sierosa Centrale. In più è in grado di evidenziare anche minimi distacchi del neuroepitelio non apprezzabili all’osservazione diretta del fondo oculare, e di rilevare quelle alterazioni strutturali retiniche (alterazioni degenerative e atrofia dei fotorecettori, degenerazione cistoide) responsabili del mancato recupero funzionale anche dopo l’eventuale risoluzione del distacco.
La Fluorangiografia e l’Angiografia con Verde di Indocianina sono esami indispensabili per un corretto inquadramento della Corioretinopatia Sierosa Centrale e per l’eventuale trattamento. Entrambi prevedono l’iniezione in vena di un colorante (fluorescina sodica nella prima, verde di indocianina nella seconda) che infusi nella circolazione sanguigna raggiungono l’occhio.
L’esame dell’autofluorescenza è non invasivo, semplice e rapido. Si basa sulla rilevazione della fluorescenza spontanea emessa dalla lipofuscina (un detrito cellulare che si accumula nell’epitelio pigmentato retinico) quando viene irradiata con luce di particolare lunghezza d’onda e permette di valutare le condizioni funzionali dell’epitelio pigmentato retinico, dei fotorecettori e della coroide danneggiate durante la malattia.

Evoluzione
La malattia al primo episodio si risolve in genere spontaneamente in 3-4 mesi con un recupero funzionale per lo più completo. Tende però a recidivare (45-50% dei casi) e può diventare cronica. In questi casi le alterazioni gravi e irreversibili del neuroepitelio e dell’epitelio pigmentato maculare possono determinare una compromissione visiva altrettanto grave e irreversibile.

Trattamento
Nessun trattamento medico si è dimostrato finora utile nella cura della Corioretinopatia Sierosa Centrale. Il cortisone per via sistemica ha dimostrato di peggiorare la CSC e di favorire le recidive; le altre terapie storicamente suggerite, beta-bloccanti ed acetozolamide, si sono dimostrate inefficaci.
Nonostante questa premessa, è una malattia che si può e deve curare e ha solitamente una buona prognosi visiva che, se non si risolve spontaneamente entro 1-2 mesi, deve essere trattata con la fotocoagulazione laser e/o la terapia fotodinamica; entrambi trattamenti ambulatoriali e non dolorosi.
Scopo del trattamento è indurre il riassorbimento del fluido accumulato sotto la retina in modo tale che la questa torni ad aderire all’epitelio pigmentato retinico e i fotorecettori non siano troppo a lungo sofferenti “a mollo”; questa è la condizione necessaria per un miglioramento anche significativo della funzione visiva.
Il trattamento laser si esegue sulla guida delle angiografie, dell’autofluorescenza e dell’OCT. La fotocoagulazione laser è indicata in tutti quei casi in cui la zona di epitelio pigmentato retinico malato è focale, unica e abbastanza lontana dal centro della retina (la fovea). Di fatto si fa una lieve bruciatura della zona interessata.
La terapia fotodinamica è indicata quando la malattia tende a cronicizzare, la sofferenza dell’epitelio pigmentato retinico è più estesa ed è maggiore la permeabilità della coroide. Il trattamento è guidato dall’angiografia con verde di indocianina e consiste nella somministrazione in una vena del braccio di un farmaco fotosensiblizzante (verteporfina) che nelle aree malate dell’epitelio pigmentato e dalla coroide viene attivato 10 minuti dopo da un particolare laser non termico. L’irrigidimento della parete dei vasi alterati della coroide risultante ne determina la riduzione della permeabilità.
Il liquido sottoretinico residuo si riassorbirà in modo fisiologico nel tempo di un mese circa.

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6 commenti

  1. Domenico scrive:

    Ho già fatto tutti questi procedimenti dettati in questo capitolo e cioè coagulazione laser e dopo circa 10 anni trattamento fotodinamico. io soffro di crsc.Purtroppo i risultati sono pari a zero. Ho 55 anni .Grazie comunque per la spiegazione.

    • Davide Dassio scrive:

      Buonasera Domenico,
      purtroppo l’esito della terapia è determinato dai danni che la malattia, e talora gli stessi trattamenti, generano nei fotorecettori, nell’epitelio pigmentato e nell’architettura retinica in genere, spesso osservabili con l’indagine oct.
      Inoltre, il recupero funzionale visivo, inteso non solo come acuità visiva, ma anche percezione dei colori e sensibilità al contrasto, è spesso in relazione al deficit iniziale.
      Se ha piacere, può inviarmi in osservazione la sua documentazione.

  2. Roberto D'Este scrive:

    Buon giorno, mi chiamo Roberto e scrivo da Treviso, da circa un anno soffro di questa malattia ma il medico dell’ospedale non mi ha ancora consigliato nessun trattamento laser per risolvere questo fastidioso problema. Sapete indicarmi dove posso recarmi per intraprendere tale strada? grazie

    • Davide Dassio scrive:

      Buona sera Roberto,
      grazie per avere scritto.
      Il primo passo che le consiglio è quello di esprimere i suoi dubbi al suo oculista.
      Non ho conoscenze dirette nella sua zona ma i centri universitari e molti grossi ospedali hanno competenze e attrezzature idonee a risolvere il suo caso. Autorevoli studiosi della patologia sono il Prof. Antonio Ciardella dell’Ospedale S.Orsola Malpighi di Bologona e il Prof. Giovanni Staurenghi dell’Ospedale Sacco di Milano.
      Se gradisce può inviarmi le immagini di oct e angiografie eseguite all’indirizzo ddassio@centromedicoeuropeo.it: potrò in tal modo essere più accurato sul suo caso.

      • Lina de Luca scrive:

        Mi anche mio marito soffre di questa patologia volevo sapere se lei sie rivolto a queste strutture , e come e andata ,io abito a Napoli ma non vedo risultati anzi ora è peggiorato se mi vuole far sapere la ringrazio

      • Davide Dassio scrive:

        Purtroppo non sempre i risultati sono quelli attesi. I centri universitari di Roma hanno centri di retina medica dove la patologia viene seguita in maniera ottimale.

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